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2 (1760) (1760)
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285
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LIBRO DUODECIMO. 280Dammi, che'l profumato, inanellatoCol ferro attorcigliato zazzerinoGli ſcompigli una volta, e ne la polveLo travolga, e nel sangue. In cotal guisaDicendo; infuriava, ardea nel volto,Scintillava ne gli occhj: orribilmenteFremea, qual mugghia il toro allor ch'iratoSi prepara a battaglia, e l'ira in cimaSi reca de le corna: indi l'arruotaA qualche tronco, e'l tronco, e l'aura in primaFerendo; alto co piè sparge l'arena,E del futuro assalto i colpi impara.Da l'altro canto Enea, non men feroce,Ne l'armi di sua madre, al fiero MarteS'inanima, e s'accinge, e del partito,Che gli era per compor la guerra offertoSi rallegra, l'accetta: e i suoi compagniE'l suo figlio assicura, or di se stessoLa franchezza mostrando, or le ventureDe' fatti rammentando, e le promesse.Indi con la risposta al Re LatinoManda chi la disfida, e'l patto accetti.E del patto i capitoli, e le leggiStabilisca, e confermi. Era de' monti