286 DELL'ENEIDEIn ſu la cima a pena il ſole apparſoDe l'altro giorno, allor ch'i suoi destrieriSorgon da l'onde, e con le nari in altoFiamme anclando, il mondo empion di luceQuando nel campo i rutoli discesi,E i teucri insieme: sotto a l'alte muraFabricar lo steccato. A cui nel mezzoI fochi, e l'are di gramigna asperseFuro a gli Dei d'ambe le parti erettiComunemente. E d'ambi i sacerdotiDi bianco lino involti, e di verbenaCinti le tempie; andaro, altri con l'acqua,Altri con le facelle intorno accese.Poscia, ecco de gli ausonj, da l'un cantoA piene porte l'ordinate schiereUscir da la città di picche armate:Da l'altro de' trojani, e de' tirreniGir l'esercito tutto in varie guiseD'abiti, e d'armi, e questi 'ncontro a quelliNon altramente ch'a battaglia instrutti.Fra mezzo a tante mila i condottieriCiascun da la sua parte si vedeaGir d'oro, e d'ostro alteramente adorni.E'l gran Memmo con questi, e'l forte Asila;
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