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2 (1760) (1760)
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284
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284 DELL'ENEIDESuperavano il vento. Avean d'intornoI valletti, e gli aurigi, che palpando,Forbendo, e vezzeggiando, in varie guiseGli facean lieti, baldanzosi, e fieri.Fatte poscia venir l'armi, si vesteLa sua corazza d'oricalco, e d'oro.E dentro vi s'adatta, e vi si vibraCon la persona. Imbracciasi lo scudo,Pruovasi l'elmo: e la vermiglia crestaSquassando; il brando impugna, il fido brandoDa lo stesso Volcano al padre DaunoTemprato in Mongibello a tutte pruove.Al fine un'asta poderosa, e grave,Ch'appo un'alta colonna era appoggiataIn mezzo de la casa, in man si pianta,Spoglio d'Attore aurunco. E poiche l'ebbeBrandita, e scossa; asta (gridando disse)Ch'a le mie fazioni unqua non fosteChiamata indarno, ora al maggior bisognoDa te soccorſo imploro. Il grande AttoreArmasti in prima, or sci di Turno in mano.Dammi che'l corpo atterri, e la corazzaDiſchiodi, e'l petto laceri, e trapaſſiDi questo frigio esseminato cunuco.