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2 (1760) (1760)
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279
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LIBRO DUODECIMO. 279O ch'ei vincendo, fia padrone a voi,E marito a Lavinia. A cui LatinoCol cor sedato in tal guisa rispose:Giovine valoroso, al tuo valore,A la ferocia tua, che tanto eccedeNe l'armi, io diferisco. E tu dovraiAppagarti di me, s'io d'ogni cosaTemendo, con ragione, e con maturoConsiglio, in tutti i casi inveglio, e curo,Che'l mio stato si salvi, e la tua vita.A te del vecchio Dauno erede, e figlioSeggio, e regno non manca, oltre a le terreDi cui tu fatto ai da te stesso acquistoPer forza d'armi. Oro, favori, e gradiDa Latino avrai sempre; e maritaggj,E donne d'alto affar son per lo Lazio,E per le terre di Laurento assai.Ma soffri ch'io ti parli: e senti, e notaPoscia quel ch'io dirò, chè dirò veroBen che noja ti sia. Fatal divietoMi proibiva, e gli uomini, e gli DeiM'avean vaticinando in molte guise,Denunziato, che mia figlia a nullolo maritassi, di color che chiestaS iii