DELL'ENEIDE278Arde, s'inanimisce, e si rinfrancaPrima in se stesso. Qual massila fera,Ch'allor d'insanguinar gli artiglj, e'l ceffoDisponsi, allor s'adira, allor si scagliaVer chi la caccia, che da lui si senteGravemente ferita. E gia godendoDe la vendetta; sanguinosa, e fieraCon le jube s'arruffa, e con le rampeFrange l'infisso telo; e graffia; e rugge,Così la violenza era di TurnoAccesa, impetuosa, e furibonda.E così conturbato appresentossiAl Re davanti, e disse: indugio, o scusaPiu non fa Turno. E piu non ponno i teueriDa quel ch'è patteggiato, e stabilitoSen n se per viltà ritrarsi omai.Eccomi in campo. Ecco parato, e prontoSono al duello. Or fà padre, che'l pattoSia fermo, e rato, e sacro: e i sagrifizj,E'r giuramento appresta. Oggi signoreSii certo, o ch'io con le mie mani a morteQuesto de l'Asia fuggitivo adduco,E'l difetto di tutti io solo ammendo;(Sriansi pure a vedere i tuoi latini)
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