272 DELL'ENEIDEAl primo volo. E di qui visto ArunteSplender ne l'armi, e gir di sua follìaSuperbo, e gonfio. Ove ne vai? (diss'ella)Qui convien che ti fermi, e qui morendoDe la morta Camilla il premio avraiDegno di te, ſe di perir ſei degnoDe l'armi di Diana. E cio dicendoLa buona arciera, del turcasso auratoTrasse un acuto strale, e l'arco tese,E tirò sì, ch'ambe le corna estremeVennero al mezzo, ed ambe parimenteLe mani, una tirata, e l'altra spintaQuella toccò la poppa, e queſta il ferroL'arco, l'aura, lo stral sonare udìo,E ferir, e morir sentissi ArunteTutto in un tempo. I suoi quasi in oblìoCosì come spirava, in mezzo al campoLo laſciar fra la polve in abbandono.Ed Opi al ciel tornando a volo alzossi.Caduta lei; la schiera di CamillaPrimieramente in fuga si rivolse.Indi turbarsi i rutoli, e dier volta,Diè volta il fiero Atina: e i duci tutti,
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