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2 (1760) (1760)
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269
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LIBRO UNDECIMO.Cadea, la sostentaro. Arunte in fugaRatto si volge, di paura insiemeTurbato, e di letizia; chè ne l'astaPiu non confida, e piu di star non osaIncontro a lei. Qual'affamato lupo,Ch'occiſo de l'armento un gran giuvenco,O lo stesso pastore: in se confusoDi tanta audacia, anzi che da' villagg[85]Gli si lievin le grida; infra le gambeSi rimette la coda; e ratto a' montiFuggendo, si rinselva. In cotal guisaArunte dopo'l tratto impaurito,Solo a salvarsi inteso, in mezzo a l'armiSi miſchiò tra le ſchiere: ella morendo,Di sua man fuor del petto il crudo ferroTentò svelgersi indarno, chè la puntaS' era altamente ne le coste infissa.Onde languendo abbandonossi, e freddaGiacque ſupina: e gli occhj che pur dianziScintillavano ardor, grazia, e fierezza,Si fer torbidi, e gravi. Il volto in primaDi rose, e d'ostro, di pallor di morteTutto si tinse. In tal guisa spirando

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