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2 (1760) (1760)
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268
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268 DELL'ENEIDEChe questa infamia per mia man si tolgaDa l'armi nostre. Io di costei non bramoArmi, spoglie, o trofco. Gli altri miei fattiMi sian di lode; e pur che questo mostroCaggia, spento da me, ne la mia patriaSenza piu gloria andrò di questa guerraPago, e contento. Udì Febo del voto.Parte, e parte per l'aura ne disperse.Udì che morta da quel colpo foſſeLa vergine Camilla: e non udìoDi lui, ch'ei vivo in patria ne tornasse,Chè ciò per l'aura ne portaro i venti.Tosto che de le man l'asta ronzandoGli uſcìo, fur gli occhj, e gl'animi, e le gridaDe' volsci tutti a la regina intenti.Ed ella ne del telo, ne de l'auraMoto o fischio sentì; ne vide il colpoMentre giu discendea, finche non giunse.Giunsele a punto ove divelta, e nudaEra la poppa: e del vergineo sangueNon gia di latte sitibonda scese,, che'l petto l'aprì. Le sue compagneLe fur trepide intorno, e gia che morta