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2 (1760) (1760)
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264
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264 DELL'ENEIDEV'ha pre$i? E quando mai fia che vi pungaO dolore, o vergogna? Adunque in fugaGite per una femina? Una feminaVi disperge, e v'ancide? A che di ferroIn van così le destre, e i petti armate?De le donne temete? E pur di loro timidi di notte, ne fiacchiNe gli assalti di Venere non siete.Ne quando a suon di pifferi intimatiVi sono i baccanali. Or via campioniDa letti, e da bottiglie, a nozze, a paſtiA' sagrifizj allor, che ne le sacreForeste è da l'auruspice intonato,Che la vittima è grassa: itene tuttiSeco a goder del ſaginato bueA piena pancia. Chè null'altro amoreNull'altro studio è 'l vostro. E ciò dicendoNe va come devoto a morte anch'egli.Con Venolo s'affronta: e siccom'eraTurbato, l'aggavigna, e fuor lo traggeDel suo cavallo. Alto levossi un gridoTal; che tutti a veder le ciglia alzaroI latini, e i tirreni. Iva Tarconte