LIBRO UNDECIMO.Sarà la tua; chè l'arte del fallaceTuo padre, o di tua patria, a far non basta,Che vivo, da le man mi ti ritolga:Disse la virgo: e qual da cocca straleDietro gli si spiccò: ratto l'aggiunse;Passollo; attraversollo; al fren di piglioDiedegli; lo ferì, l'ancise al fine.Così d'un alto ſaſſo agevolmenteSparvier grifagno al timido colomboS'avventa, e lo ghermisce: onde in un tempoSangue, e piuma dal ciel neviga, e piove.In questa de mortali, e de' celestiL'eterno regnator, che pur talvoltaAlcun de' raggj suoi ver noi rivolge:Non con lieve disdegno, o picciol' iraMosse Tarconte a sovvenir le schiereDe' suoi, ch'erano in volta. Egli per mezzoVa de l'occisioni, e de le mischie,Or il destrier contra i nemici urtando,Or le ſue ſquadre inanimando, inſiemeLe ristringe, l'instiga, le garrisce,E per nome ciaſcun chiamando: ah (diſſe)Tirreni, e che timore, e che spaventoE'l vostro? Che viltà, che codardiaR iiij
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