262 DELL'ENEIDEGliel concedè) non de gli estremi avutoEra tra' suoi. Costui nel primo incontroSbigottito fermossi; e poiche videNon poter con la fuga a lei sottrarsi,Che gli era ſopra; a la malizia uſataRicorrendo: o gran pruova (a dir comincia)Sarà la tua, se ben femina sei,Di sfidar me, quando un caval t'affidiSì fugace, e sì forte. Or al vantaggioRinunzia de la fuga: e meco a piedePrendi zuffa del pari, e poi vedrassiA cui questa ventosa tua bravuraOnore acquisti. A cotal dir CamillaDi furia, di dolor, di sdegno ardendoRatto diſmonta, e'l corridor depoſtoIn man de la compagna, a piè si pianta,Stringe la spada, imbracciasi lo scudo,E con pari armi intrepida l'attende.Il giovine, che vinto si credetteAver con quello avviso; incontinenteLa groppa le mostrò del suo cavallo,E via spronando a tutta briglia il pinse.Ligure vano, vano orgoglio in primaTi mosse; or vana astuzia; e vana fuga
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