260 DELL'ENEIDEMentre a lui che trabocca il braccio stendePer sostenerlo, onde in un gruppo entrambiPrecipitaro. A cui d'Ippota il figlioAmastro aggiunse: e via seguendo ArpaticoE Terea, e Cromi, e Demofonte occise:Quanti dardi lanciò, tanti trojaniGittò per terra. Ornito un cacciatoreLe gia davanti: e stranamente armatoCavalcava di Puglia un gran destriero.Per sua corazza avea d'ispido toroUn duro tergo: per celata, un teschioDi lupo, che dal capo insino al mentoSbarrava le mascelle, e digrignandoMostravari denti. In man portava ad usoDi contadini un nodoroſo paloDi grave ronca armato. Egli nel mezzoDe gli altri suoi, con le due teste andavaSovrano a tutti. E le ferine orecchieErgea di cresta, e di pennacchj in vece.Camilla il giunse, lo fermò, l'occiseSenza contrasto: gia che volta in fugaEra la ſchiera ſua. Sovra al ſuo corpoDisse rimproverando: e che pensastiTosco insolente, di venire a caccia
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