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2 (1760) (1760)
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258
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258 DELL'ENEIDEDel colpo impaziente, e per se fieroSi scosse, s'avventò, col petto in alto,E con le zampe il corridor levossi:E'n su l'arena il cavalier distese.Catillo, Jola e'l grande Erminio occise.Erminio, che di corpo, e d'armi, e d'animoEra de' piu robusti, de' piu chiari,E de' piu riguardevoli guerrieriDe toschi tutti. Avea la chioma stessaPer sua celata, avea gli omeri ignudiDi ferro, al ferro esposti, e di feriteAmpio bersaglio. In su l'aperte spalleCatillo il colſe; e tremolando il teloPassogli il petto, e raddoppiolli il duolo.Per tutto si fa sangue; in ogni parteSi tragge, si ferisce, si stramazza;E chi cede, e chi segue. In varie guiseNe van tutti a morir morte onorata.In mezzo a tanta occisione, ignudaDa l'un de' lati infuriando eſultaLa vergine Camilla. Ed or di dardoFulminando, or di lancia, or di secureNon mai stanca percuote. E qual DianaDi sonora faretra, e d'arco aurato