254 DELL'ENEIDENon d'or le chiome, o di monìle il collo,Ne men di lunga, o di fregiata gonnaLa ricoverse: ma di tigre un cuojoLe facea veste intorno, e cuffia in capo.Il fanciullesco suo primo diletto,E'l primo studio, fu lanciar di palo;E trar d'arco, o di fromba, e'n fin d'alloraFacea strage di grù, d'oche, e di cigni.Molte la desiar tirrene madriPer nuora indarno. Ed ella di me solaContenta, intemerata, e pura, e castaLa sua verginità, l'amor de l'armiSol'ebbe in cale. Or mio fora disioChe di questa milizia, e de la pugnaChe presa ha co'trojani, e co'tirreni,Fosse digiuna; per sì cara 10 l'aggio,E tale or mi saria grata compagna.Ma poiche acerbo fato la persegue:Scendi ninfa dal cielo; e nel paeseVà de' latini. Ivi al conflitto assisti,Che per Lazio, e per lei mal s'apparecchia.Prendi quest'arco, e prendi questa miaSteſſa faretra: e di qui traggi il teloPer vendicarmi di qualunque ardito
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