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2 (1760) (1760)
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255
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LIBRO UNDECIMO. 255Sarà di violar quest'a me sacra,E devota virago: italo, o teucro,Che sia. Poscia io verrò di nube involtaA proveder che'l miserabil corpoNon sia d'armi spogliato, e che raccoltoSia ne la patria, e sepellito, e pianto.Così dicendo; entro un sonoro nemboDa' mortali occhj non veduta, a terraLievemente calossi. I teucri intanto,E i toschi duci le lor genti avantiSpingendo; a la città s'avvicinaro.Piena d'armi, d'insegne, di cavalli,E di schierati fanti, e di squadroniSi vedea la campagna. Eran per tuttoGualdane, giramenti, scorribandeDi cavalieri. In secche selve i colliParean conversi; ardea la terra, e'l cieloDi ferrigni splendori. E d'ogni parteS'udian fremer cavalli, e squillar trombe.Incontro a lor da l'altra parte usciroIl fier Mesapo, i cavalier latini,Corace col suo frate, e di CamillaLa bellicosa banda. Era il concorsoTuttavia de le genti, e de cavalli