252 DELL'ENEIDEDietro, fuggendo a l'Amaseno arriva.Per pioggia questo fiume era cresciuto:E rapido spumando, infino al sommoSe ne gìa de le ripe ondoso, e gonfio.Tal, che per tema de l'amato peso,Non s'arriſchiando di paſſarlo a nuoto,Fermossi; e poiche a tutto ebbe pensato,Con un ſubito avviſo, entro una ſcorzaDi salvatico suvero rinchiuseLapargoletta figlia. E poſcia in mezzoD'un suo nodoso, inarsicciato, e sodoTelo, ch'avea per avventura in mano,Legolla acconciamente. E l'asta, e leiCon la ſua deſtra poderoſa in altoLibrando a l'aura si rivolse, e disse:Alma latonia virgo, abitatriceDe le selve, e de' monti. Io padre stessoQuesta mia sfortunata figliolettaPer ministra ti dedico, e per serva.Ecco ch'a te devota, a l'armi tueAccomandata, dal nemico in primaSol per te la sottraggo. In te sperandoA l'aura la commetto: e tu per tuaPrendila, te ne prego, e tua sia sempre.
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