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2 (1760) (1760)
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251
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LIBRO UNDECIMO. 251Si tempesti di sopra. A questo locoDi cui ben era pratico, in agguatoTurno si pose, e i suoi nemici attese.Diana intanto timorosa, e mestaFavellando con Opi, una del coroDe le sue ninfé in tal guisa le disse:Vedi a che perigliosa, e mortal guerraA morir se ne va la mia Camilla,Ne le nostr'armi ammaestrata in vano.E pur m'è cara, e sovr'ogn'altra io l'amo.Ne questo è nuovo, o repentino amore.Fin da le fasce è mia. Motabo il padreDi lei, fu per invidia, e per soverchiaPotenza da Priverno antica terraDa suoi stessi cacciato; e da l'insulto,Che gli fece il suo popolo, fuggendo;Nel suo misero essiglio ebbe in compagnaQuesta sola bambina, che mutatoDi Casmilla sua madre il nome in parte,Fu Camilla nomata. Andava il padreCon essa in braccio per gli monti errando,E per le selve; e de' nemici volsciSempre d'intorno avea l'insidie, e l'armi,Ecco un giorno assalito con la caccia