LIBRO UNDECIMO.245Accettar non la deggia. Androgli incontroCon l'animo, se fosse anco maggioreDel magno Achille: e come Achille anch'egliL'armi di Mongibello in dosso avesse:Io Turno, io che non punto a qual si fosseMai degli antichi, di valor non cedo,Questa mia vita stessa a voi latini,Ed a Latin mio suocero consacroSolennemente. Enea me solo invita:L'accetto, il bramo, e'l prego, anzi che Drance(S'ira è questa di Dio) con la sua morteLa purghi, o che la gloria me ne tolgaS'è pur gloria, e virtute. In cotal guisaConsultando i latini, avean tra loroDispareri, e tenzoni. Usciti a campoErano i teucri intanto. Ed ecco un messoVenir volando, che la reggia tutta,E tutta la città pose in tumulto,Annunziando, che dal tosco fiumeGia mosso de' trojani, e de' tirreniSe ne venìa l'esercito in battagliaIn ver Laurento. E che di genti, e d'armiSi vedean piene, e le campagne, e i colli.Gli animi incontinente si turbaro,Q ij
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