246 DELL'ENEIDESgomentossene il volgo: a i valorosiS'acceſer l'ire; trepidando ognunoDiscorrea per le strade: arme fremeaLa gioventù: dolenti, e lagrimosiI padri diſcordando, e chi per TurnoSentendo, e chi per Drance; avean tra loroVarj bisbiglj. E tutto il corpo insiemeFacea de la città tale un trambusto,E tal ne l'aura unitamente un suono:Qual'è ſe ſpaventata eſce d'un boſcoTorma di rochi augelli, o qual taloraDa le piscose rive di PadusaVan per gli stagni schiamazzando a schiereTurbati i cigni. In tale occasioneGridava Turno: or questo è (padri) il tempoDi sedere a consiglio. Or consigliateAgiatamente. Aggiate sopra tuttoCura a la pace, or ch'i nemici armatiNe son gia sopra. E così detto a pena,Saltò fuor de la reggia. E volto a torno,Arma (disse) tu Voluso i tuoi volsci;E tu Mesapo i rutoli cavalli.Tu Catillo, e tu Cora uscite a campo.Và tu con la tua gente a la muraglia
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