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2 (1760) (1760)
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244
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DELL'ENEIDE244D'ambe le parti; a che nel primo intoppoCon tanto ſcorno a noi ſteſſi mancandoGittarne a terra? A che tremare avanti,Che la tromba ſi ſenta? A la giornataIl tempo stesso, il variar de' casi,L'industria, le vicende, il moto, e'l giuocoPotria de la fortuna in molte guiseCome ſuol l'altre coſe, ancor le noſtreCangiando riſarcire, e porre in ſaldo.Non avrem Diomede in nostro ajuto:Avrem Mesapo: avremo il fortunatoTolunnio: avrem tant'altri incliti duciDi tant'altre città. Ne di men gloria,Ne di minor virtù saranno i nostriDi Laurento, e di Lazio. Avrem CamillaLa gran volsca virago, che n addusseDi cavalieri, e di caterve armateSì bella gente. E se me solo appellaIl nemico a battaglia; e se v'aggrada,Che ſol'io gli riſponda: ed io ſol oſtoAl ben commune; io solamente assumoSopra me questa impresa. E gia non credo,Che le mie man sì la vittoria abborra;Che per tanta ch'io n'aggio, e speme, e gioja,