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2 (1760) (1760)
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242
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242 DELL'ENEIDESarà, che'l dica? Oh! non s'è visto il TebroFatto gonfio da me del frigio sangue?Non s'è vista la casa, e'l seme tuttoSpento d'Evandro? E gli arcadi spogliatiD'armi, e di vita? Io non fui gia da PandaroCacciato, ne da Bizia, ne da mille,Ch'in un dì vincitore a morte io diedi,Circondato da loro, e cinto, e chiusoDa le lor mura. Nulla è ne la guerraPiu salute, o speranza; al teucro duce,A te (folle) al tuo capo, a le tue coseFà questo annunzio, e non tutto in soqquadroPor con tanta paura, e tanta stima,Che fai de la prodezza, e de le forzeD'una gente, che gia due volte è vinta:E non tanto avvilir da l'altro cantoL'armi del Re Latino. A i mirmidoniSon'ora, al gran Diomede, al grande AchilleI teucri formidabili, e tremendi:E dal mar ſe ne torna per pauraL'Aufido indietro. E forse che non fingeTemer di me, perche'l mio fallo aggravi.Malvagia astuzia. Ma non piu per nullaVo, che ne tema. Un'anima sì vile