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2 (1760) (1760)
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240
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DELL'ENEIDE240Piu salute, o speranza? A te noi tuttiPace Turno, chiedemo; e de la paceQuel ch'è sol fermo, e'nviolabil pegno.Ed io prima di tutti, io cui tu fingi,Che nemico ti sia, (ne tal mi curo,Che tu mi tenga) a ſupplicar ti vengoUmilemente. Abbi pietà de' tuoi;Pon giu la stizza. E poiche sei cacciato,Vattene. Assai di strage, assai di mortiS'è visto, assai ne son le genti afflitte,Vedovi i tetti, e desolati i campi.Ma se l'onor ti muove; e se concepiDi te tanto in te stesso: e tanto agogniO la donna, o la dote; a che non osiContra a chi te ne priva? A Turno dunqueRegno col nostro sangue, e regia moglieProcureremo; e noi vili alme, e turbaNon sepolta, e non pianta, a cani in predaGiaceremo in su' campi? Or tu, tu stesso,Se tanto ai d'ardimento, e di valoreDal paterno legnaggio, a lui rispondi,A lui ti volgi, che ti sfida, e chiama.Turno, ch'impetuoſo, e violentoEra da ſe; queſto parlare udito

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