LIBRO UNDECIMO.Benche d'armi, e di morte mi minacci)N'ha qui condotti: e per cui tanti duci,Tanta gente è perita, e tutta in piantoQuesta cittade, e questo regno è volto.Mentre ne la sua furia, o ne la fugaConfidando piu tosto, il trojan campoHa d'assalire osato, e fin nel cielo,Posto ha con l'armi sue tema, e scompiglio.Solo un dono, signor, fra tanti doni,Che si mandano a' teucri, un sol n'aggiungi,Ne consentir, che violenza altruiTe'l proibisca: dà, buon padre, ancoraQuesta tua figlia a genero sì degno,E con sì degno maritaggio eternaFà questa pace. E se'l terrore è tantoChe s'ha di lui; da lui stesso impetriamoGrazia, e licenza, che la patria sua,Che'l suo Re prevaler si possa almenoDel suo sangue a suo modo. E tu cagione,Tu di tanta ruina autore, e capo,A che pur tante volte, a tanti strazj,A tanti rischj, a manifesta morteQuesti tuoi meschinelli cittadiniEsponi indarno? E qual'è ne la guerra
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