DELL'ENEIDE236Da celesti, e da'fati è qui mandata:Feroce, insuperabile, indefessa,Ne l'armi invitta, che ne vinta ancoraCessa dal ferro. Se speranza alcunaNe gli esterni soccorsi, e ne l'aitaAveste de gli etolj, ora del tuttoLa deponete. E ſia ſpeme a ſe ſteſſoCiascun per se. Ma noi per noi, che spemeE che possanza avemo? Ecco d'avantiA gli occhj vostri, e fra le vostre maniVedete la strettezza, e la ruinaIn che noi siamo. Ne però ne'ncolpoAlcun di voi. Tutto'l valor s'è mostro,Che mostrar si potea; con tutto'l corpo,E con quanto ha di forza il nostro regnoS'è combattuto. Or quale in tanto dubbioSia la mia mente; udite. È nel mio statoVicino al Tebro un territorio antico,Ch'in ver l'occaso per lunghezza attingeFin dove de' sicani era il confino.Da gli rutoli è colto, e da gli aurunci,Che i duri colli, e i piu deserti paſchiNe tengon da l'un canto. A questo aggiungoQuella piaggia di pini, e quella costa
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