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2 (1760) (1760)
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LIBRO UNDECIMO.Di Palla il sa la sfortunata stella:Sallo il vendicator caféo monte,E gli euboici scoglj: il san di ProteoLe longinque colonne, insino a doveDopo quella milizia andò ramingoL'un de'figlj d'Atreo. D'Etna i ciclopiNe vide Ulisse. Il suo regno a' suoi serviNe lasciò Pirro. Idomeneo cacciatoNe fu dal patrio seggio. Esso Re stessoCondottier de gli argivi il piede a penaNel suo regno ripose, che del regno,Del letto, e de la vita anco privatoFu da la scelerata sua consorte.Ne gli giovò, che doma l'Asia, e spentoL'uno adultero avesse, che de l'altroScherno, e preda rimase. A me l'invidiaHa de gli Dei di piu veder diſdettoLa mia bella città di Calidonia,E la mia cara, e desiata donna.Ne di ciò sazj, orribili spaventiMi danno ancora. E pur dianzi in augelliConversi i miei compagni (o miserandaLor pena!) van per l'aura, e per gli scogljDi lagrimosi accenti il cielo empiendo.

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