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2 (1760) (1760)
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232
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232DELL'ENEIDEChe dal patrio Argiſippo ha nominata.Intromessi che fummo, il presentammo,Gli eſponemmo la patria, il nome, e'l fattoDe la nostra imbaſciata; e la cagioneOnde a lui venevamo. Il tutto udito,Così benignamente ne rispose:O fortunate genti, o di SaturnoFelice regno, e de gli antichi ausonFamoſa terra. E quale iniqua ſorteDa la voſtra quiete or vi ſottragge?Qual consiglio, qual forza vi costringeDi nemicarvi, e guerreggiar con gente,Che non v'è nota? Noi quanti gia fummoCol ferro a violar di Troja i campi(Non parlo de gli strazj, e de le stragiDi quei che vi rimasero, che pieniNe sono i fossi, e i fiumi) ma quanti ancoN'uſcimmo con la vita; in ogni parteSiam poi giti del mondo tapinando,Con nefandi supplizj, e con atrociMorti pagando il fio, come d'un grave,E scelerato eccesso. E non ch'altrui,Priamo stesso a pietà mosso avrebbeIl fiero, che di noi s'è fatto scempio: