228 DELL'ENEIDETre volte armati a piè la circondaroE tre volte a cavallo in mesta guisaUlulando, piangendo, e l'armi, e'l suoloDi lagrime spargendo. Infino al cieloPenetrar de le genti, e de le tube,I doloroſi accenti, altri gridandoLe pire intorno, elmi, corazze, e dardi,E ben guarnite spade, e freni, e ruoteAvventaron nel foco; e de nemiciArmi d'ogni maniera, arnesi, e spoglie,Altri i lor proprij doni, e de gli uccisiMedesmi vi gittar l'aste infelici,E gl'infelici scudi, ond'essi invanoS' eran difesi. A le cataste intornoMolti gran buoi, molti setosi porci,Molte fur pecorelle occise, ed arse.A sì mesto spettacolo in su'l litoStavan altri piangendo, altri osservandoCiascuno i suoi piu cari infin che'l focoGli conſumaſſe. E queſti l'oſsa, e quelliLe ceneri accogliendo, il giorno tuttoIn sì pietoso uffizio trapassaro.Ne se ne tolser finche spenti i fochiNon s'acceser le stelle. In altra parte
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