226 DELL'ENEIDEDa niun Dio. Santissima consorte,Che morendo fuggisti un dolor tale;Quanto ſei tu di tua morte felice,Quanto infelice, e misero son'io,Che vecchio, e padre al mio diletto figlioSopravivendo, i miei fati, e i miei giorniProlungo a mio tormento. Ah foss'io stessoUscito co trojani a questa guerra,Ch'io sarei morto. E questa pompa avrebbeMe così riportato, e non Pallante.Ne per questo di voi, ne de la lega,Ne de l'ospizio vostro io mi rammarcoTrojani amici. Era a la mia vecchiezzaQuesta sorte dovuta. E se doveaCader mio figlio, perche tanta strageIo vedessi de' Volsci, e perche LazioFosse a' teucri soggetto, in pace io soffroChe ſia caduto. E piu compito onoreNon areſti da me Pallante mioDi questo che'l pietoso, e magno Enea,E i suoi magni trojani, e i toschi duci,E tutte inſieme le toſcane gentiT'an procurato. Con sì gran trofeiDel tuo valor sì chiara mostra an fatto,
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