LIBRO UNDECIMO.Piangendo ne venian da l'altra parteE con pianto incontrarsi. Indi rivoltiTutti ver la città, non pria fur giuntiChe di pianti di donne, e d'ululatiRisonar d'ognintorno il cielo udissi.Ne forza, ne consiglio, ne decoroFu ch'Evandro tenesse. Uscì nel mezzoDi tutta gente. E la funerea baraFermando, adosso al figlio in abbandonoSi gittò, l'abbracciò, ſtretto lo tenneLunga fiata. E da l'angoscia oppressoPria lagrimando, e sospirando tacque:Poscia la strada al gran dolore apertaCosì proruppe: o mio Pallante, e questeFur le promesse tue, quando partendoIl tuo padre laſciasti? In queſta guiſaD'esser guardingo, e cauto mi dicestiNe periglj di Marte. Ah ben sapeva,Ben sapev'io quanto ne l'armi primeFosse in cor generoso ardente, e dolceIl desio de la gloria, e de l'onore.Primizie infauste, infausti fondamentiDe la tua gioventù. Vane preghiere,Voti miei non accetti, e non intesiTomo Secondo.
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