LIBRO UNDECIMO.De gli occisi, e de'vinti. Il vecchio Acete,Che siccom era afflitto, e d'anni graveGli era appresso condotto, or con le pugnaSi battea'l petto, ed or con l'ugna il voltoSi lacerava, e tra la polve, e'l fangoSi volgea tutto. Ivano i carri aspersiDel sangue de' latini; iva lugubre,E d'ornamenti ignudo Eto, il piu fidoSuo caval da battaglia, che gemendoIn guisa umana, e lagrimando andava.Seguìan le meste squadre i teucri, i toschi,E gli arcadi con l'armi, e con l'insegneRivolte a terra. Or poi ch'oltre passataCon queſt' ordine fu la pompa tutta;Enea fermossi, e verso il morto amicoAd alta voce sospirando, disse:Noi quinci ad altre lagrime chiamatiDel medesimo fato, altre battaglieImprenderemo. E tu magno PallanteVattene in pace, e con eterna gloriaGodi eterno riposo. Indi partendoVer l'alte mura, al campo si ritrasse.Eran nel campo gia co rami avantiDi pacifera uliva ambasciadori
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