220 DELL'ENEIDEComposto si giacea qual di viola,O di giacinto un languidetto fioreColto per man di vergine, e ſerbatoTra le sue stesse foglie allor che scemoNon è del tutto il suo natìo colore,Ne la ſua forma: e pur da la ſua madrePunto di cibo, o di vigor non ave.Enea due preziose vesti intantoL'una d'or fino, e l'altra di ſcarlattoAddur si fece: ambe ornamenti, e doniDe la sidonia Dido, e da lei stessaCon dolce studio, e con mirabil arteRicamate, e distinte. E l'una in dossoGli pose, e l'altra in capo, ultimo onoreCon che dolente, la dorata chiomaAllor velogli, ch'era additta al foco.De le prede oltre a ciò di LaurentoGli fa gran parte. Fagli in ordinanzaSpiegar l'armi, i cavalli, e l'altre spoglieTolte a' nemici. Gli fa gir legatiCon le man dietro i destinati a morte,Per ordinanza del funereo rogo.Portar gli fa d'avanti a i duci loroL'armi a i tronchi sospese, e i nomi scritti
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