210 DELL'ENEIDEDel suo sangue lotragge, ove rovescioGiacea languido il volto, e lordo il crine;Che di rose eran prima, e d'ostro, e d'oro.Stava del Tebro in su la riva intantoLo sfortunato padre, e la feritaGia lavata ne l'onde, afflitto, e stancoS'era con la persona appo d'un troncoPer poſarſi appoggiato. E l'elmo a cantoDa'rami gli pendea. L'armi piu graviSu'l verde prato avean posa con lui.Stavagli intorno de' piu scelti un cerchioE de' piu fidi: ed egli anelo, ed egroChino il collo al troncone, e'l mento al petto;Molto di Lauso interrogava, e moltiGli mandava or con preci, or con precetti,Ch'al mesto padre omai si ritraesse.Ma gia vinto, e gia morto, e gia distesoSopra al ſuo ſcudo, a braccia riportatoDa' suoi con molto pianto era il meschino.Udì Mezenzio il pianto, e di lontano(Come del mal sovente è l'uom presago!Morto il figlio conobbe. Onde di polveSparso il canuto crine, ambe le maniAl ciel alzando, al suo corpo accostossi;
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