Druckschrift 
2 (1760) (1760)
Entstehung
Seite
209
Einzelbild herunterladen
 

LIBRO DECIMO.Che lieve era, e non pari a tanta forza,Lo colpì, lo passò, passogli insiemeLa veste, che di seta, e d'or contestaGli avea la stessa madre, elui per mezzoTrafisse, e moribundo a terra il trasse.Ma poscia, che di sangue, e di palloreLo vide asperso, e de la morte in preda;Ne gl'increbbe, e ne pianse: e di paternaPietà quasi una imago avanti a gli occhjVeder gli parve, e'ntenerito il core,Steſe la deſtra, e ſollevollo, e diſſe:Miserabil fanciullo, e quale aitaQuale il pictoso Enea può farti onoreDegno de le tue lodi, e del presagio,Che n ai dato di te? L'armi che tantoTi son piaciute, a te lascio, e'l tuo corpoA la cura de' tuoi, se di ciò curaHa pur l'empio tuo padre, acciò di tomba,E d'essequie t'onori. E tu meschino,Poiche dal grand' Enea morte ricevi;Di morir ti consola. Indi assecura,Sollecita, riprende, e de l'indugioGarrisce i suoi compagni. E di sua manoL'alza, il sostiene, il terge, e de la goraTomo Secondo.

209