208 DELL'ENEIDERiparato dal figlio; i suoi compagniSecondar con le grida; e con un nemboD'armi, che gli avventar tutti in un tempo,Lo ributtaro. Enea via piu feroceInfuriando sotto al gran paveseSi tenea ricoverto. E qual cadendoGrandine a' nembi, il viator talora,Ch'in sicuro a l'albergo è gia ridotto,ogni agricola vede, ogni aratoreFuggir da la campagna. O qual d'un greppoD'una ripa, o d'un'antro il zappatorePiovendo si fa schermo, e'l sole aspetta,Per compir l'opra; in quella stessa guisaTempestato da l'armi, Enca la nubeSostenea de la pugna. E Lauso intantoMinacciando garrìa. Dove ne vaiMeschinello a la morte. A che pur osiPiu che non puoi? La tua pietà t'inganna,E sei giovine, e soro. Ei non per questoFolle, meno insultava, onde piu crebbeL'ira del teucro duce. E gia la ParcaVota la rocca, e non pien'anco il fusoIl suo nitido filo avea reciso.Trasse Enea de la spada, e ne lo scudo,
Che