LIBRO DECIMO.Di tela, ond'era cinto infino al vivoGli passò de la coscia. Ivi fermossi,Chè piu forza non ebbe. Ma ben tostoRicovrò con la spada, e fiero, e lietoVisto gia del nemico il sangue in terra,E'l terror ne la fronte, a lui si strinse.Lauso, ch'in tanto rischio il caro padreSi vide avanti: amor, tema, e doloreSe ne sentì: ne sospirò, ne pianse.E qui giovine illustre il caso indegnoDe la tua morte, e'l tuo zelo, e'l tuo fatoNon tacerò. Se pur tanta pietateFia chi creda de' posteri, e d'un figlioD'un'empio padre. Il padre a sì gran colpoSi trasse in dietro, che di gia ferito;Benche non gravemente, e da l'intricoDe l'asta imbarazzato, era a la pugnaFatto inutile, e tardo. Or mentre cede,Mentre che de lo scudo il dardo ostìleDi sferrar s'argomenta, il buon garzoneSuccede ne la pugna, e del gia mossoBraccio, e del brando, che stridente, e graveCalava per ferirlo, il mortal colpoRicevè con lo scudo, e lo sostenne.Eperch'agio a ritrarsi il padre avesse
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