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2 (1760) (1760)
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206
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206 DELL'ENEIDEA l'onde tutte. O qual da'monti a l'auraSi spicca annoso cerro, e'l capo ascondeInfra le nubi: in tal sembianza armatoStava Mezenzio. Enea tosto che'l vedeRatto incontro gli muove. Ed egli immotoDi coraggio, e di corpo, ad aspettarloSta qual pilastro in se fondato, e saldo.Poscia ch'a tiro d'asta avvicinatoGli fu d'avanti: o mia destra, o mio dardoDisse, che Dii mi siete, il vostro numeA questo colpo imploro. Ed a te LausoGia di queſto ladron le ſpoglie, e l'armiPer mio trofeo consacro. E così dettoTrasse. Stridendo andò per l'aura il telo;Ma giunto, e da lo scudo in altra parteSbattuto, di lontan, percosse AntoreFra le costole, e'l fianco: Antor d'AlcideOnorato compagno. Era venutoD'Argo ad Evandro: e qui cadde il meschinoD'altrui ferita. Nel cader le luciAl ciel rivolse, e d'Argo il dolce nomeSospirando, le chiuse. Enea con l'astaBen tosto a lui rispose. E lo suo scudoPercosse anch'egli, e l'interzate piastreDi ferro, e le tre cuoja, e le tre falde