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2 (1760) (1760)
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LIBRO DECIMO.A Clonio da cavallo, ad Ericate,Ch'era pedone, a piede; Agi di LiciaMovendo incontro a lui, fu da ValeroValoroſo, e de' ſuoi degno campioneA terra steso. Antron da Salio ancìso,E Salio da Nealce, che di dardoEra gran feritore, e grande arciero.D'ambe le parti erano morti, e MarteDel pari, e parimente i vincitori,E i vinti ora cedendo, ora incalzandoSeguian la zuffa, ne viltà, ne fuga,Ne di qua, ne di vedeasi ancora.L'ira, la pertinacia, e le faticheErano, e quinci, e quindi ardenti, e vane.E di questi, e di quelli avean gli Dei,Che dal ciel gli vedean pietà, e cordoglio.Stava di qua Ciprigna, e di GiunoA rimirarli, e pallida fra mezzoDi molte mila infuriando andavaLa nequitosa Erinni: una grand'aſtaPrese Mezenzio un'altra volta in mano,E turbato ſquaſſandola; del campoPiantossi in mezzo ad Orion simile,Quando co piè calca di Nereo i flutti,E sega l'onde con le spalle sopra

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