204 DELL'ENEIDEMorto Acrone, ecco Orode, che d'avantiGli ſi tolle: ei lo ſegue: e non degnandoFerirlo in fuga, o che fuggendo occulto.Gli foſſe il feritor, lo giunge, e'l paſſa,L'incontra, lo provoca, a corpo, a corpoCon lui s'azzuffa. Chè di forze, e d'armiPiu valea, che di furto. Al fin l'atterra,E l'asta, e 'l piè sopra gl'imprime, e dice:Ecco Orode è caduto. Una gran parteGiace de la battaglia. A questa voceLieti alzaro i compagni al ciel le grida.Ed ei mentre ſpirava; o (diſſe a lui)Qual che tu ſii; non fia ſenza vendettaLa morte mia, ne lungamente alteroN'andrai, che dietro a me nel campo stessoCader convienti. A cui Mezenzio un risoTratto con ira, or ſii tu morto intantoRispose, e quel che puo Giove dispongaPoscia di me. Così dicendo, il teloGli divelse dal corpo. Ed ei le luciChiuſe al gran bujo, ed al perpetuo ſonno.Cedico occiſe Alcato. SocratoreOcciſe Idaſpe. A due la vita tolſeRapo; a Partenio, ed al gagliardo Orsone.Messapo anch'egli a due la morte diede:
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