202 DELL'ENEIDEInfranse tutto: ambi i garretti a PalmoCh'avanti gli fuggìa tronchi di nettoLaſciò, che rampicando a morir lungeA suo bell'agio andasse; ma de l'armiSpogliollo in prima; e la corazza in collo,E l'elmo in testa al suo Lauso ne pose.Occise dopo questi il frigio Evante,Poscia Minante, ch'era pari a PariDi nascimento, e d'amor seco unito.D'Amico nacque, e ne la steſſa notteTeana la sua madre in luce il diede,Che diè Paride al mondo Ecuba pregnaDi fatal fiamma. E pur l'un d'essi occisoFu ne la patria, e l'altro ſconoſciutoQui cadde. Era a veder Mezenzio in campoQual'orrido, ſannuto, irto cignaleIn mezzo a' cani allor, che da' pinetiDi Vesolo, o da' boschi, o da' pantaniDi Laurento è cacciato, ove molt'anniSi sia difeso. Ch'a le reti aggiuntoSi ferma, arruffa gli omeri, e fremisceCo' denti in guiſa, che non è chi preſſoOſi affrontarlo: ma co' dardi ſolo,E con le grida a man salva d'intornoGli fan tempesta. Così contra a lui
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten