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2 (1760) (1760)
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LIBRO DECIMO.Siccom' era del mare, e far notandoPruova, o di ricondursi ond' era tolto,O d'affogarsi. E l'una, e l'altra viaTentò tre volte. E tre volte la DeaDi lui mossa a pietà, ne lo distolse.Dal turbine, e dal mar cacciato intantoEi scorse il legno, che del padre DaunoA l'antica magion per forza il trasse.Mezenzio in questo mentre che da l'iraEra spinto di Giove, ardente, e fieroEntrò ne la battaglia, e i teucri assalse,Che gia'l campo tenean superbi, e lieti.Da l'altro canto le tirrene schiereMossero incontro a lui. Contra lui soloS'unir tutti de' toschi e gli odj, e l'armi.Ed egli a tutti oppoſto alpeſtro ſcoglioSembrava, che nel mar si sporga, e i fluttiEi venti minacciar si senta intorno,E non punto si crolli. Ognun ch'avantiO l'ardir gli mandava, o la fortuna,A' piè si distendea. Nel primo incontroEbro di Dolicao, Latago, ePalmoTolse di mezzo. Ebro passò fuor fuoriCon un colpo di lancia. Il volto, e'l teschio,Un gran macigno a Latago avventando

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