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2 (1760) (1760)
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200 DELL'ENEIDEDa te degno tenuto? A tanta penaM' ai riservato? Ove son io rapito?Onde mi parto? Chi così mi caccia?Chi mi rimena? E fia ch'un' altra voltaIo ritorni a Laurento? E ch'io riveggiaL'oste piu con quest'occhj? E che dirannoI miei seguaci, e quei che m'an per capoDi queſta guerra? Che da me ſon tutti(Ah vituperio!) abbandonati a morte?E gia rotti gli veggio, e gia gli sentoGridar cadendo. O me lasso che faccio?Qual' è del mar la piu profonda terra,Che mi s'apra, e m'ingoi? A voi piu tostoVenti incresca di me. Voi questo legnoFiaccate in qualche ſcoglio, in qualche rupeCh'io stesso lo vi chieggio: o ne le sirtiMi sepelite, ove mai piu non giungaRutolo, che mi veggia, o mi rinfacciQuesta vergogna, e questa infamia, ond'ioSono a me consapevole, e nemico.Così dicendo; un tanto diſonoreIn se sdegnando, e di se stesso fuori,Strani, diversi, e torbidi pensieriSi volgea per la mente, o con la spadaPassarsi il petto, o traboccarsi in mezzo