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2 (1760) (1760)
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198
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DELL'ENEIDE198La corazza, il cimiero, e l'armi tutteGli finse intorno; e gli diè'l suono, e'l motoProprj di lui, ma vani, e senza forze,E senza mente; in quella stessa guisa,Che ſi dice di notte ir vagabondeL'ombre de' morti, e che 1 sopiti sensiSon da' sogni delusi, e da fantasme.Questa mentita imago anzi a le schiereLieta insultando, a Turno s'appresenta,Lo provoca, e lo sfida. E Turno incontraLe si spinge, e l'affronta. E pria da lungeIl suo dardo le avventa; al cui stridoreVolg'ella il tergo, e fugge. Ed ei sospintoDa la vana credenza, e da la folleSua ſpeme inſuperbito la perſegueCon la spada impugnata. E dove, dove(Dicendo) Enea te'n fuggi? Ove abbandoniLa tua sposa novella? Io di mia manoDe la terra fatale or or t'investo,Che tanto per lo mar cercando andavi.E gridando l'incalza, e non s'avvede,Che quel che segue, e di ferir agogna,Non è che nebbia, che dal vento è spinta.Era per sorte in su la riva un sasso