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2 (1760) (1760)
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197
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LIBRO DECIMO.Così rispose: se indugiar la morte,Ch'è gia preſente, e prolungare i giorniAl gia caduco giovine t'aggradaPer alcun tempo; e tu con questo intesoL'accetti; và tu steſſa, e da la pugnaSottrallo, e dal destino; a tuo contentoFin qui mi lece. Ma se in ciò presumiAncor piu di sua vita, o de la guerra,Che del tutto ſi mute, o ſi diſtorni;In van lo ſperi. A cui Giuno piangendoSoggiunse: e che saria, se quel ch'in voceTi gravi a darmi, almen nel tuo secretoMi concedessi? E questa vita a TurnoSi stabilisse? Gia ch'indegna, e crudaMorte gli s'avvicina, o ch'io del veroMi gabbo. Tu che puoi signor rivolgiLa mia paura, e i tuoi pensieri in meglio.Poscia, che così disse; incontinenteDal ciel discese, e con un nembo avanti,E nubi intorno occulta infra i due campiSopra terra calossi. Ivi di nebbia,Di colori, e di vento una figuraFormò (cosa mirabile a vedere!)In sembianza d'Enea: d'Enea lo scudo,N iij

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