188 DELL'ENEIDEPassogli insieme. Il giovine feritoTosto fuor si cavò di corpo il telo;Ma non li valse, chè con esso il sangue,E la vita n'uscìo. Cadde bocconeIn su la piaga, e tal diè d'armi un crolloCh' ancor morendo, la nemica terraTrepida ne divenne, e sanguinosa.Turno sopra al cadavero fermossiAlteramente, e disse: arcadi udite,E per me riportate al vostro Evandro,Che qual di rivedere ha meritatoIl suo Pallante, tal glie ne rimando,E gli fo grazia, che d'essequie ancora,E di sepolcro, e di qual'altro fregio,Che conforto gli sia, l'orni, e l'onori.Ch'assai ben caro infino a qui gli costaL'amicizia d'Enca. Così dicendo,Col manco piè calcò l'estinto corpo:E d'oro un cinto ne rapì di pondoD'artificio, e di pregio, ove per manoEra del buono Eurizio istoriataLa fiera notte, e i sanguinosi lettiDi quell'empie fanciulle, in grembo a cuiFur gia tanti in un tempo, e frati, e sposi
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