LIBRO DECIMO.Sotto fè d'Imeneo giovini ancisi.Di questa spoglia altero, e baldanzosoVassene or Turno: o cieche umane menti,Come siete de' fati, e del futuroPoco avvedute. E come oltra ogni modoNe' felici successi insuperbiteTempo a Turno verrà, ch'ogni gran cosaRicompreria di non aver pur toccoPallante. E le sue spoglie, e 'l dì che l'ebbeIn odio gli cadranno. Il morto corpoNel suo scudo composto, i suoi compagniLevar dal campo, e con solenne pompaE con molti lamenti, e molto piantoLo riportaro al padre. O qual PallanteTornasti al padre tuo gloria, e dolore;Ch'una stessa giornata, ch'a la guerraTi diede, a lui ti tolſe. O pur gran montiLasciasti pria di tuoi nemici estinti.Corse la fama, anzi'l verace avvisoA l'orecchio d'Enea d'un danno tale,E d'un tanto periglio, che gia voltoEra il suo campo in fuga. IncontanenteSi fa col ferro una ſpianata intorno;Poscia s'apre una via, di te cercando
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