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2 (1760) (1760)
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186
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186 DELL'ENEIDEDal monte si dirupa, e rugge, e vola.Tal fu di Turno la ſembianza a puntoNel girli incontro. Il giovine, che menoAvea di forze, s'avvisò di tempoPrender vantaggio, e di provare osandoS' aver poteſſe in alcun modo amicaAlmen fortuna: e gia ch'a tiro d'aſtaS'eran vicini; al ciel rivolto, disse:Ercole, ſe ti fu del padre mioL'oſpizio accetto, e la ſua menſa a grado,Allor che peregrin seco albergasti;Dammi ti priego a tanta impresa aitaSì; che Turno egli stesso in chiuder gli occhjVeggia, e senta morendo, ch'a me toccaVincere, e spogliar lui d'armi, e di vita.Udillo Alcide, e per pietà che n'ebbeNel suo cor se ne dolse, e lagrimonne,Quantunque indarno. E Giove per confortoDel figlio suo, così seco ne disse:Destinato a ciascuno è 'l giorno suo;E breve in tutti, e lubrica, e fugace,E non mai reparabile ſe'n volaL'umana vita. Sol per fama è datoA gli uomini, che sian vivaci, e chiari,