LIBRO DECIMO.Avea previsto, onde gran tempo ascosoIn una selva il tenne. E non per questoFranse il destino: chè gia veglio a penaChiusi ebbe gli occhj, che le Parche addossoGli dier di mano. Onde a morir devotoFu per l'armi d'Evandro. Incontro a luiMosse Pallante in cotal foggia orando:Dà padre Tebro a questo dardo indrizzo,Fortuna, e strada; onde io nel petto il piantiDel duro Aleso: e'l dardo, e le sue spoglieA te sian poscia in questa quercia appese.Udillo il Tebro. E mentre Aleso aitaPorgendo ad Imaon, lo scudo stendePer coprir lui, se stesso discoverseAl colpo di Pallante, e morto cadde.Lauso, che de la pugna era gran parte,Visto al cader d'un sì degno campioneCaduta la contesa, e l'ardimentoDe le ſchiere latine; egli in ſua veceTosto avanti si pinse, e rinfrancolle.E prima di sua mano Abante ancise,Ch'era di quella zuffa un duro intoppo,E de' nemici il piu saldo sostegno.Or qui strage si fa d'arcadi insieme,M iiij
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