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LIBRO DECIMO.Figlj di Dauco, ambi d'un parto natiPer le sue man cadeste. Eran costoroSì l'un del tutto a l'altro somigliante,Che dal padre indistinti, e da la madreFacean lor grato errore, e dolce inganno.Sol'or Pallante (ahi troppo duramente)Vi fe' diversi. Ch'a te'l capo nettoTimbro recise, a te Laride in terraMandò la destra. E questa anco guizzandoTe per suo riconobbe, e con le ditaStrinse il tuo ferro, e'l brancicò piu volte.Gli arcadi da' conforti, e da le pruoveAccesi di Pallante, e per dolore,E per vergogna di furor s' armaroContra nemici. Seguitò Pallante;Ed a Retèo, ch'era fuggendo in voltaSopra una biga, nel passarli a cantoTrasse d'un asta. E tanto Ilo d'indugioEbbe a la morte ſua, ch'ad Ilo indrittoEra quel colpo in prima. Ma RetèoVenne di mezzo, e ricevello in veceD'altri colpi, che dietro minacciandoGli venian Teucro, e Tiro ī duo buon fratiChe gli eran sopra. Traboccò dal carroM iij
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