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2 (1760) (1760)
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173
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LIBRO DECIMO.173Non men per questo ha Turno ardire e spemeD'occupar prima il lito, e da la terraRibuttare i nemici. Egli animando,E riprendendo la ſua gente, avantiSi ſpinge a tutti, e grida: ecco adempitoVostro maggior disio. Piu non vi sonoLe mura in mezzo. In voi, ne le man vostreLa pugna, e Marte, e la vittoria è posta.Or qui de la sua donna, de' suoi figlj,De la sua casa si rammenti ognuno:Ognun d'avanti ſi proponga i fatti,E le lodi de' padri. Andiam noi primaA rincontrargli, infin che l'onda, e'l motoCe gli rende del mar non fermi ancora.Via, ch'a gl'arditi è la fortuna amica.Detto così; va divisando comeParte lor contra ne conduca, e parteA l'assedio ne lasci. Intanto EneaPer disbarcare i suoi, le scafe, e i pontiAvea gia presti. E di lor molti attentiAl ritorno de' flutti, con un saltoSi lanciarono in secco; e chi co' remi,Chi con le travi ne l'arena usciro.Tarconte, poi, ch'ebbe la riva tutta