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2 (1760) (1760)
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172
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172 DELL'ENEIDEDe' rutoli, e de' teucri alto levossiIn ſu la poppa: s'imbracciò lo ſcudo,E lo vibrò sì, ch'ambedue raggiandoEmpiè di luce, e di baleni i campi.Di ſu le mura la dardania genteGiojosa infino al ciel le grida alzaro,E ſopragiunta la ſperanza a l'iraA trar di nuovo, e saettar si diero,Con un rumor qual ſotto l'atre nubiNel dar segno di nembi, e nel fuggirliFan le strimonie gru schiamazzo, e rombo.Mentre ciò Turno, e gli altri ausonj duciStavan meravigliando; ecco a la rivaSi fa pien d'armi, e di navilj il mare.Enea di cima al capo, e de la crestaDel fin'elmo spargea lampi, e scintilleD'ardente fiamma. E gran lustri, e gran fochiRaggiava de lo scudo il colmo, e l'oro;Come ne la ſerena umida notteLa lugubre, e mortifera cometaSembra che sangue avventi: o'l sirio caneQuando nascendo, a' miseri mortaliArdore, e ſete, e peſtilenza apporta,E col funesto lume il ciel contrista.